7 giugno 2017

E IL TEMPO CHE VOLA

Mai come da quando sono mamma i giorni si susseguono veloci. Le settimane diventano mesi e mi ritrovo, stasera, ad andare alla riunione per la scuola materna della mia piccola Sofia. Sofia, che mi sembra un mese fa che la vedevo per la prima volta nell'ecografia al Fertility Center, ignorando tutto quello che sarebbe successo dopo. Che mi sembra una settimana fa che me la trovavo tra le mani per la prima volta, sporca e piangente e semplicemente perfetta con il suo nasino schiacciato e quella bocca così bella che mai avrei potuto immaginare quanto sarebbe stata in grado di sorridere, piangere, urlare e baciare.

Il tempo passa in fretta e mi trovo per le mani una bimba che non è nemmeno l'ombra di quella che era un anno fa. L'unica cosa che ancora le accomuna sono i capelli biondi e ricci. Adesso Sofia parla bene, parla tantissimo, capisce TUTTO quello che le dici e ti risponde (e non sempre sono le risposte che vorresti), si veste da sola, ti aiuta ad apparecchiare per il pranzo, vorrebbe decidere lei ogni cosa e trattare su tutto. Uno sfinimento che non manca di sorprendermi e stupirmi. Perché mi sembra sempre pazzesco che quella sia mia figlia, che io abbia messo al mondo un esserino che nel giro di poco più di 2 anni ha imparato a camminare, parlare e fare mille altre cose. E ancora chissà quante imparerà a farne. Il miracolo della vita.





Quando la vedo giocare con gli altri bambini, vedo le cose che impara a fare all'asilo, il modo in cui appare grandi davanti ai miei occhi mi commuove. Poi quando ci addormentiamo alla sera, quando cerca le coccole allungandomi le braccia per farsi prendere, quando mi avvicina il viso per schioccarmi un bacio sulla bocca mentre la sto cambiando, quando dal nulla se ne esce con un "Brava Mamma!" e mi batte le mani perché faccio pipì nel water (visto che lei ci sta arrivando, lo vede come un traguardo per tutta la famiglia)...in quei momenti mi rendo conto di quanto, nonostante tutto, sia ancora piccola. Di quanto lei abbia ancora bisogno di me. Ma anche di quanto io abbia bisogno di lei.

So che ogni giorno che passa lei cresce sempre di più, inizierà a lasciare la mia mano ogni giorno per un pò più di tempo fino a quando mi dirà "Mamma, non rompere!" e a quel punto riuscirà a pensare a lei senza di me. Lei diventerà una donna. Io invece, mamma, sarò mamma per sempre, continuerò sempre a tenere i miei occhi fissi su di lei, sempre con la paura che qualcuno le farà del male e io non potrò aiutarla, che lei diventerà grande e smetterà di aver bisogno di me mentre io mai smetterò di preoccuparmi di lei. Il mestiere del genitore è veramente il più bello e difficile del mondo. Perché all'inizio quell'esserino dipende in tutto e per tutto da te, per ogni esigenza elementare. Poi dopo i primi mesi il laccio si allenta un pò ma per parecchi anni MAMMA sarà sempre la prima persona alla quale rivolgersi per ogni cosa. E ci saranno giornate facili e altre che non si vede l'ora che finiscano, giorni in cui ci chiederemo chi ce lo ha fatto fare di fare un figlio e giorni in cui penseremo di farne un altro.

La cosa meravigliosa è che il nostro cervello è capace, a distanza di tempo, di conservare solo i ricordi belli, eliminando quelli spiacevoli. Questo è il motivo per cui si trova la forza di fare un altro figlio dopo il primo. Perché passati un pò di anni ci dimentichiamo quanto i primi mesi fossero faticosi, stancanti e senza respiro. Se così non fosse l'umanità si sarebbe estinta e saremmo un popolo di figli unici. Quando i bambini crescono e iniziano ad avere meno bisogno di noi, le mamme soprattutto iniziano ad avvertire la sindrome da nido vuoto, sentono la mancanza di essere il perno attorno al quale ruotava tutta la vita del figlio e che le faceva sentire così importanti, e così ci ricascano, ripassando dal via. Perché la conosco bene quella sensazione di onnipotenza che ti da un neonato da accudire. Che poi, oddio, non è vero che i bambini senza la mamma non possono stare. O che quelli che stanno sempre con la mamma crescono più intelligenti o più sicuri o che so io.

Sofia è una bambina sveglia e vivace nonostante vada all'asilo e il pomeriggio stia con la nonna, non mi sembra una che soffre di deficit perché non l'ho allattata fino ai 2 anni o perché ho ricominciato a lavorare presto. Si è semplicemente adattata a quella vita. Ed è felice. Come lo sono io quando la guardo e la vedo crescere e sbocciare. E mi dico che oh, non mi basterebbero 5 vite per recuperare la stanchezza che ho accumulato in questi 2 anni e mezzo, ma ne vale la pena. La ricompensa è tutta lì, in quegli occhioni che mi guardano, in quella bocca che mi dice "Mamma sei bella!".

30 maggio 2017

SIIIIII VIAGGIARE

Ho sempre amato il mare. Fin da piccola, quando facevo 2 settimane a luglio coi miei nonni e i miei cugini a Caorle e poi ancora 3 settimane ad agosto coi miei genitori.

Crescendo ho avuto la fortuna di poter vedere parecchi posti meravigliosi nel mondo come le Cascate del Niagara, Toronto, New York, Seattle prima ancora di compiere i 18 anni. I miei genitori mi hanno dato la possibilità di andare lontano da casa da sola, di imparare a cavarmela senza loro a farmi da paracadute, di arrangiarmi con una lingua che non padroneggiavo al meglio, di sperperare 200 dollari per comprare un paio di scarpe e campare poi a pane e acqua per i successivi 4 giorni. Stare all'estero così giovane mi ha resa più responsabile e mi ha permesso poi di affrontare i viaggi successivi con maggiore senso di organizzazione. Non ringrazierò mai abbastanza mia madre e mio padre per i sacrifici fatti per regalarmi certe esperienze.

Poi ho conosciuto quello che è diventato mio marito, il nostro primo "contatto" è stato al mare, l'acqua il nostro elemento. E insieme abbiamo visto alcuni dei luoghi più belli del mondo, di mare e non solo: la Polinesia Francese, la barriera corallina del Mar Rosso, Parigi, Antigua, Santo Domingo, Cuba, Barbados sono solo alcuni.





Ci eravamo ripromessi che dopo aver avuto un figlio avremmo continuato a viaggiare. Purtroppo le cose non sono andate esattamente così. Le esigenze di un neonato mal si conciliano con i 38°C di Marsa Alam, le 12 ore di volo intercontinentale per arrivare ai Caraibi, le camminate no stop nelle capitali europee. Così abbiamo dovuto depositare sogni e valigie in box per un pò. A differenza nostra, Sofia non è una che ama molto spostarsi dalla sua casa e dalle sue cose, come credo tutti i bimbi della sua età. Pertanto le nostre prime vacanze insieme a lei sono state più uno stress che altro. La Liguria quando Sofia aveva appena 8 mesi è stato quello che definirei un punto di non ritorno. Lì ho capito che no, la vacanza in appartamento nel mare vicino a casa (seppur bello quanto vuoi) non è il genere di cosa che posso ritenere adeguata nel momento in cui sgobbo tutto l'anno e mi concedo una sola, agognata, settimana di stacco dal lavoro.


Così lo scorso anno, pur spendendo parecchi soldi visto che per noi le ferie sono solo ad agosto, abbiamo deciso che avremmo ricominciato a prendere l'aereo. Così siamo stati a Ibiza. Che per Sofia non è stato un grande cambiamento rispetto alla Liguria (sempre mare e spiaggia era), per me e mio marito invece è stato importante per ricominciare e prendere in mano la nostra vita che dall'arrivo di Sofia era stata sempre e solo concentrata su di lei. Abbiamo potuto apprezzare un mare meraviglioso, siamo stati a Formentera. Certo, Sofia ha cambiato inevitabilmente i nostri ritmi e il senso stesso di vacanza (ossia che uno va in vacanza e si riposa. Se hai un figlio no...vai in vacanza e corri ancora di più!) ma ripensandoci a posteriori è stata una vacanza meravigliosa, che sono contenta di aver fatto.


Quest'anno andremo a Minorca, sempre in villaggio, con il vantaggio di aver già fatto provare l'esperienza del volo a Sofia, che l'anno scorso si è rivelata abbastanza disastrosa all'andata (più per il fatto del ritardo, il non aver fatto il riposino e l'essere stanca). Siamo quindi abbastanza fiduciosi. Devo esserlo, perché ho veramente bisogno di staccare la spina, di allontanarmi da tutto questo delirio, dalla routine nella quale sono schiacciata tra casa e lavoro.
Poi per il 2018 il programma è leggermente diverso. Ma per adesso preferisco non dire troppo. Io, in ogni caso, il calendario del prossimo anno l'ho già stampato. Quindi continuate a seguirmi che ci saranno interessanti novità.
Nel frattempo godiamoci questa estate che sta per arrivare...non vedo l'ora!

16 maggio 2017

TEMPO DI QUALITA'

Tempo di qualità. Tutte le mamme che lavorano si attaccano a queste 3 parole come ad un salvagente durante il naufragio del Titanic. Perché, quando sei fuori casa per lavoro tutto il giorno, i tuoi figli sono all'asilo, passano più tempo con altre persone piuttosto che con te, devi convincerti che NONOSTANTE TUTTO stai facendo un buon lavoro. Sei una buona mamma.

Io all'inizio della mia esperienza da mamma "invidiavo" nemmeno troppo velatamente le mamme full time, quelle che non lavoravano o si erano trovate costrette a scegliere tra figli e lavoro. Mi sentivo sempre inadeguata, sempre non abbastanza presente, sempre non abbastanza energica. Gestire un neonato e un lavoro full time richiede parecchia forza, fisica e mentale. Allattare ogni 3 ore (giorno e notte) e poi riuscire ad essere lucida e pronta e scattante sul lavoro, non è una cosa così scontata. Poi che le mamme scovano sempre risorse inattese quello lo sappiamo bene, che dopo ogni notte insonne riescono a tirarsi insieme e fare il loro lavoro anche. Ma ad un certo punto la vita ti presenta il conto. Che sia depressione post-partum, che sia isolamento da tutto e tutti, che sia incapacità di ritagliarsi tempo per sé. Non si può arrivare ovunque. Le ore in una giornata sono 24, sia per la mamma che lavora che per la mamma casalinga. Solo che se alle 24 ore ne inizi a togliere 12 da passare fuori casa per lavoro, ecco che già diventa impossibile equiparare la vita di chi sta coi figli tutto il giorno e chi solo 2 ore alla sera.

A me capita rarissimamente di essere a casa dal lavoro in settimana. Ieri pomeriggio è stato uno di quei casi. Così ho portato Sofia al parco. Lei è sempre felice quando si sveglia dal riposino e mi trova, proprio perché non capita spesso. Al parco, mentre Sofia giocava e tra un gioco e l'altro correva da me a farmi vedere i sassi che aveva trovato o i fiori che mi aveva raccolto, ho avuto modo di rendermi conto, ancora una volta, che amo quei momenti proprio perché così unici, così rari.


Ammetto candidamente che non sarei in grado di essere una mamma immersa tutto il giorno in pannolini, discorsi deliranti della mia duenne e trovare la mia realizzazione solo nel mio essere mamma di Sofia. Se passassi tutto il giorno con Sofia sarei incapace di apprezzare il suo essere così meravigliosa, proprio perché mi esaurirebbe con le sue continue richieste che fa quando è con me, proprio perché sa di poterle fare. Quando io e lei siamo insieme si innesca un circolo vizioso per cui lei diventa una cozza, vuole continue attenzioni solo da me, diventa insofferente nei confronti degli altri, io mi innervosisco e mi esaspero, lei inizia a rognare...e via, come rovinare dei potenziali bei momenti insieme.
Certo, questo è in parte dato dal fatto che non mi vede molto e che quel poco tempo lei voglia sfruttarlo al massimo. Certo, se io non fossi così stressata dal lavoro sarei in grado di sopportare di più certe sue fasi. Certo è che questa è la nostra vita, che con questa dobbiamo convivere e cercare di trarne il massimo.
Il tempo di qualità è pertanto qualcosa che cerco di sfruttare al meglio, consapevole che Sofia è una bambina felice anche se non sta con me tutto il giorno. Un pò più felice con la sua mamma, ma in linea di massima felice. E questo mi fa sentire una buona mamma, che fa del suo meglio per garantire un presente felice e un futuro sicuro a sua figlia. Non credo che le mamme migliori siano quelle che passano ogni ora coi propri figli. Le mamme migliori sono quelle che danno il loro meglio nel tempo, tanto o poco che sia, che possono passare coi loro figli.

10 maggio 2017

LA MERAVIGLIA DI ESSERE...UNICI

Capita che, durante una conversazione tra mamme, si finisca sempre a confrontare le abilità, vere o presunte, dei propri figli.

Quando ha iniziato a camminare il tuo? La prima parola? Fino a quanto lo hai allattato? Quando ha tolto il pannolino? E il ciuccio?

Il risultato è di uscirne, quasi sempre, con la sensazione di avere un bambino più indietro rispetto alla media. E di sentirsi in obbligo di colmare quel gap nel più breve tempo possibile. Il che si traduce in tutta una serie di pressioni su quel povero piccolo cucciolo che ha l'unica "colpa" di avere i suoi tempi. Salvo rendersi conto, una volta raggiunto l'obbiettivo tanto agognato, che un mese in più o in meno non avrebbe fatto alcuna differenza nel complesso dell'infinità di giorni che nostro figlio ha davanti a sé.

Una delle cose che angoscia maggiormente le mamme è la questione del camminare, che va di pari passo con l'angoscia numero due, che è quella del parlare. Come se si fosse mai visto un adolescente che a 18 anni arriva alla macchina della scuola guida gattonando e dicendo solo mamamamamama. E' vero che quando ci sei dentro tutto assume una piega diversa. Ci sono le pressioni dei parenti, di chi nemmeno conosci ma si sente in diritto di dirti la sua. E ti bastano 3 persone che ti dicono "Ma come,14 mesi e ancora non cammina?" per gettarti nello sconforto e iniziare a pensare che il tuo bambino abbia qualcosa che non va.

Mese più, mese meno, tutti i bambini (sani, ovviamente) camminano e iniziano a parlare. Precorrere i tempi non ha senso. Anzi, vi dico di più, finirete addirittura per pentirvene!
Io ho avuto la fortuna-sfortuna di avere una bambina precoce sul camminare. A nemmeno 8 mesi Sofia ha iniziato ad alzarsi e attaccarsi ai mobili, prima degli 11 camminava perfettamente da sola. E io che, fino a quel momento mi dicevo "Inizierà a camminare, così poi sarà tutto più facile" mi sono resa conto che un trottolino di 70 cm barcollante per casa è quanto di peggiore ti possa capitare. Perché è fuori controllo, con un equilibrio ancora precario, che si accorge per la prima volta nella sua vita che c'è tutto un mondo fantastico da poter raggiungere e infinite cose da afferrare se solo si sporge un pò di più...bum, lividi e bernoccoli a gogo!



Stessa cosa si può dire per il parlare. Credetemi, amiche mamme, godetevi il silenzio finché avete questa fortuna. Dalla lallazione a monologhi infiniti in cui il vostro nome viene pronunciato giusto quelle mille volte, con toni sempre diversi, il passo è più breve di quello che pensate. E nel giro di un paio di mesi vi ritroverete ad elaborare modi sempre più ingegnosi per zittire quel bambolotto senza pile che è vostro figlio! Io con Sofia sono disperata, giuro! Apre la bocca appena aperti gli occhi alla mattina e alla sera, nonostante siamo sdraiate per dormire, lei ancora si alza per dirti per l'ennesima volta "Mamma, sai io...". Perché il problema è che adesso il vocabolario si sta ampliando tantissimo e non avete idea dei discorsi astrusi che fa. L'altro giorno ha portato avanti per quasi 5 minuti una conversazione telefonica con il PRETE, sul fatto che la chiesa grande fosse chiusa e lei voleva andarci ma la porta è dura e non si apre dopodiché ha attaccato dietro il fatto che lei va a mangiare la pizza con la nonna e il nonno in un posto dove ci sono i pesci e i granchi (siamo stati in un risto dove avevano l'acquario con le aragoste e i granchi vivi, per lei sono diventati tutti pesci). Un discorso senza capo ne coda. Eppure, nonostante io abbia quella vocina costantemente conficcata in testa dalla mattina alla sera, non c'è volta in cui non la senta parlare in cui non mi fa esplodere in una risata. Perché Sofia è un'attrice nata, ha tutta una serie di gesti e mimica facciale che ti fa scompisciare dalle risate. La amo, anche quando ti ha combinato qualcosa di terribile, non puoi restare arrabbiata con lei.

I bambini sono dotati di risorse incredibili. Anche quando noi non lo immaginiamo, il loro cervellino è in pieno fermento e fa progressi. Per arrivare, con i suoi tempi, a raggiungere tutte le tappe necessarie per lo sviluppo.
Noi ad oggi siamo riusciti, grazie alla maledetta stomatite, ad abbandonare il ciuccio. Così, di punto in bianco. Ricordando il dolore che provava quando cercava di metterlo in bocca e le vesciche non le davano tregua, per qualche giorno Sofia me lo ha sempre restituito quando era il momento della nanna dicendomi "No, ciuccio, male ai denti". E così si è abituata a dormire senza ciuccio. Alcune notti non sono state semplici ma adesso sembra molto serena riguardo alla cosa, al nido ho detto di non darglielo più e nonostante veda gli altri bambini che ce l'hanno, non lo chiede. Dal 25 aprile siamo ufficialmente senza ciuccio, ed è stato più facile di quello che pensassi (anche se a causa di una malattia dolorosissima).
Per quanto riguarda invece il pannolino, il discorso è un pò più complicato. Siamo nella fase in cui quando si ricorda che deve fare la pipì allora chiava, sale sul water e la fa. Altrimenti niente. Non la sto forzando. Abbiamo l'estate per arrivare pronti alla materna senza pannolino e con anche quel traguardo raggiunto.

Quindi il mio consiglio è semplicemente di stare serene. Per ogni mamma il proprio figlio è sempre più bravo e più intelligente degli altri. Voi, se foste davvero delle mamme intelligenti, non dovreste nemmeno sentire la necessità di abbassarvi al loro livello. Semplicemente, godetevi vostro figlio, i progressi che fa ogni giorno. Prima che ve ne rendiate conto starà correndo, cantando e facendo pipì nella tazza. E voi, guardandovi indietro, vi accorgerete di quanto tempo avete perso preoccupandovi. Vostro figlio è perfetto. Unico. E la meraviglia è questa. Scoprire quando ciascun bambino arriverà, coi suoi tempi, a raggiungere traguardi fondamentali. Che vi faranno essere orgogliose. Non c'è cosa più bella del vedere gli occhi del proprio bambino brillare di soddisfazione quando riesce a fare qualcosa per la prima volta. Nel frattempo non preoccupatevi, il momento arriverà. E quando arriverà...saranno c...i :)

28 aprile 2017

I FIGLI E LA LEGGE DI MURPHY

Se andate su Wikipedia a cercare che cosa sia di preciso la legge di Murphy, questo è quello che trovate scritto "La legge di Murphy è un insieme di paradossi pseudo-scientifici a carattere ironico e caricaturale. Si possono idealmente riassumere nel primo assioma che dice: Se qualcosa può andare male, andrà male".
In concreto significa che se avete sempre un ombrello con voi tranne che un giorno, quel giorno pioverà. Che quando andate dalla parrucchiera arriverà un tifone e vi rovinerà il lavoro. E si potrebbe continuare all'infinito.

In realtà l'ambito nel quale la legge di Murphy trova maggior riscontro è quello che ha a che fare coi bambini. I bambini sono esempi perfetti di quello che la legge di Murphy enuncia. Vostro figlio dovrà sempre fare la cacca dopo che lo avete vestito e state per uscire di casa (qui trovate un divertente racconto di come si arriva a ciò), vi metterà le mani sporche di marmellata sulla camicetta bianca, inizierà ad avere il naso colante il venerdì sera.

Prenderà la stomatite proprio quando avete prenotato da mesi un weekend lungo al mare!
Sì, questo è quello che è capitato a noi. Ponte del 25 aprile, weekend lungo prenotato da gennaio, atteso da settimane, family hotel con piscina, escursioni programmate, amici da incontrare lungo la via del ritorno.
Partenza fissata per sabato mattina dopo il pranzo di Sofia. Andiamo a fare la spesa come ogni sabato mattina. Noto che Sofia è più letargica del solito. Occhietto un pò spento. Il radar di mamma si accende. Arriviamo a casa e le provo la febbre. 38,4°. Cazzo. Nonono. Decido di darle da mangiare e metterla a fare il riposino. Mentre mangia mi vomita tutto. A letto senza pranzo con Tachipirina. Si sveglia 3 ore dopo come se nulla fosse. Febbre a 36,3°. In tutto quel tempo mi sono scervellata su cosa fosse giusto fare. Ma i segnali erano una semplice febbre, nemmeno troppo alta. Sfidiamo la sorte e decidiamo di partire. Ed è lì che la legge di Murphy si palesa. Se qualcosa può andare male, andrà male.

Partiamo così, e le premesse sembrano ottime:


Sbagliato. Casa-Finale Ligure si rivela un'odissea. 5 ore di macchina con una bambina che, nel frattempo, inizia a stare sempre peggio. La febbre sale a 39 e siamo ancora in macchina. Mi sento la madre peggiore del mondo in quel momento. Sofia si rivela un angelo e finalmente arriviamo in albergo. Tutti gentilissimi, pediatra del posto pre-allertato per vederla la mattina successiva anche se è domenica. Mangiamo qualcosina e andiamo in camera. Nuova dose di Tachipirina e a nanna.
Nell'arco di 2 ore si sveglia 5 volte. Arriviamo alle 4 della mattina e sento che è un fornellino. Le provo la febbre. 40,6° in un orecchio, 40,8° nell'altro. Ha il respiro affannoso, mi si stringe addosso e provo un amore come non ho mai provato prima per la mia piccola cucciola sofferente. Ho paura. Siamo lontani da casa. Non sono il tipo di mamma che si fa prendere dal panico ma decido che è il caso di agire. Scendiamo nella hall e chiediamo il pronto soccorso più vicino. C'è il pronto soccorso pediatrico a Pietra Ligure, 8 km da lì. Viene a prenderci l'ambulanza. Sofia appena vede i volontari scoppia a piangere come un'ossessa. Il viaggio al ps si svolge con la sottoscritta sulla barella e Sofia in braccio a me che singhiozza. Sento il suo cuore che galoppa a 1000 all'ora. Riesco a calmare prima di scendere dall'ambulanza. Giusto il tempo di arrivare nel pronto soccorso e vedere l'infermiera. Altra scenata isterica (cosa che fa anche dalla pediatra solitamente).
In 3 per tenerla ferma, il medico riesce ad auscultarla e a guardarle gola e orecchie. Tutto ok, dice. Le da il Nurofen e tempo un'ora siamo di nuovo in hotel (con 25 euro in meno nel portafogli per il taxi).
Ci rendiamo conto che non è possibile tenere una bambina con la febbre così alta in una stanza d'albergo, lontano da casa. Quindi, a malincuore ma certi di fare la cosa giusta, 12 ore dopo essere arrivati, rifacciamo la valigia, facciamo il check-out e torniamo a casa. Abbiamo visto il mare praticamente dal finestrino, Sofia nemmeno quello visto che si è addormentata in tempo zero.
Arrivati a casa niente da segnalare fino a lunedì mattina, quando mi accorgo che Sofia continua a lamentarsi di avere male in bocca, sbava copiosamente e si rifiuta di mangiare. Metto insieme gli indizi che ho, cerco di guardarle in bocca tra urla e calci e alla fine le vedo. Pustole bianche su lingua e pareti delle guance. Stomatite. Merda. All'asilo è girata parecchio, mi ero sempre baciata i gomiti per averla schivata finora e poi finiamo per prenderla nell'unico ponte dell'anno in cui decidiamo di andare via. Che sfiga!

I giorni seguenti si svolgono in questo modo, senza alcuna variazione sul tema:



La febbre ha iniziato ad abbandonarci oggi, dopo 5 giorni con picchi ancora a 39 e passa, notti insonni, quasi nulla nello stomaco. La parte peggiore di tutto ciò è la notte, dove Sofia si sveglia ogni 10 minuti piangendo e lamentandosi. Alla sesta notte insonne ho deciso che stasera provo con la melatonina, ho bisogno di dormire almeno 4 ore di sonno filate se voglio riuscire a connettere sul lavoro e la mia signorina sembra aver imparato bene il gioco del "In braccio con mamma dormo, nel lettino piango". Stanotte, spinta dalla disperazione ho fatto anche quello che mai in questi 27 mesi avevo osato fare: portarla nel lettone. Le 3 ore più stancanti della mia vita. In cui lei mi ha dormito addosso, io non ho chiuso occhio, avevo praticamente il braccio morto e quando ho fatto per riportarla nel lettino ha iniziato a sclerare. Nonono, no bene.
Nel frattempo almeno sul fronte cibo abbiamo iniziato a mangiare qualcosina di più solido, il che la sta portando a recuperare energie mentre sconfiggiamo il virus infame. Speriamo di tornare in forma nel breve tempo.

Morale della favola? State attenti quando prenotate un weekend con i bambini...la malattia è sempre in agguato. E nel 90% dei casi colpisce nel fine settimana.

18 aprile 2017

LA VITA CHE NON HO PIU'...SI,MA CHE VITA AVEVI PRIMA?

Ho iniziato a pensare seriamente a questa cosa oramai quasi un paio di mesi fa. Una coppia di amici senza figli era venuta a cena da noi. E ci siamo trovati a parlare, o meglio, io ho iniziato a parlare, di quanto fosse stancante la vita della mamma che lavora fuori casa. Nonostante la mia amica mi portasse esempi di donne che conosceva che erano mamme, anche di bambini piccoli, che lavoravano e nonostante questo riuscivano ANCHE a ritagliarsi del tempo per sé stesse, cosa che a me non riesce (è palese), io continuavo a sostenere che il MIO lavoro, le MIE responsabilità, fossero chiaramente maggiori di quelle di una donna con un lavoro da dipendente che, uscita dall'ufficio, prende e stacca il cervello e può dedicarsi alla sua famiglia.

Quella domenica sera, attorno a quel tavolo, gli animi erano particolarmente tesi. O forse, quella esaurita sotto tutti gli aspetti, fisico e mentale, ero io. Per prima cosa non potevo pretendere che i miei amici capissero cosa significa essere genitori, con tutto il carico di preoccupazioni e responsabilità e doveri che ciò comporta ogni minuto di ogni giorno, che tu sia stanco oppure no, che tu abbia 39 di febbre oppure no, che sia domenica mattina oppure no. Sei genitore ogni giorno, da quando tuo figlio viene al mondo (se sei donna, da quando scopri che è dentro di te) fino alla fine della tua vita. Per il resto della tua vita avrai il pensiero costante di una persona che non sei tu ma è una parte di te che cammina in un mondo pieno di insidie che tu genitore vedi, conosci, percepisci, e che mai vorresti fargli scoprire. Chi non ha un figlio può solo immaginare cosa questa significa, può vedere attraverso il filtro delle esperienze di altri ma quello che percepisce non è che un infinitesima parte di ciò che vuol dire essere una mamma o un papà. E io quella sera stavo pretendendo questo dai miei amici: che loro capissero ME, il mio essere mamma di una creatura che mi vede come il centro del suo mondo e che è incapace di immaginare quel suo universo senza di me accanto a lei. Se non sei genitore non puoi capire quanto questo sia meraviglioso e gratificante in certi momenti ma allo stesso tempo stancante e frustrante in altri.

Nel corso di quella cena mi sono trovata più volte a ripetere il concetto che in certi momenti, quando sono esasperata o Sofia mi tra scema a forza di capricci e richieste, mi manca la mia vecchia vita, quella in cui il centro del mio mondo era mio marito, in cui potevo decidere se fare o non fare una cosa, svegliarmi o continuare a dormire, mangiare gelato a pranzo e a cena, decidere alla mattina di andarcene al mare oppure passare tutta la domenica pomeriggio sul divano a leggere. E potrei continuare per molto a raccontare quella che è la vita che non ho più. Il fatto è che quella sera, mentre parlavo con i miei amici, che non avendo figli hanno una libertà che io avevo e che ora non ho più, ho sentito che qualcosa nella mia vita non andava per il verso giusto.

Ho molti difetti, ma una cosa che non mi manca è la capacità di farmi sempre (forse anche troppo) delle domande. E dopo quella sera mi sono chiesta: che cosa ti manca davvero della vita di prima? Di quando non eri mamma, di quando non c'era Sofia? La risposta che mi sono data mi ha spiazzata. Perché era sempre stata lì, davanti ai miei occhi, tutto quel tempo. Ho pensato a che cosa facevo davvero per me stessa prima che ci fosse Sofia. Non andavo in palestra, uscivo rarissimamente durante la settimana con le mie amiche, andavo dall'estetista solo per le questioni necessarie, dalla parrucchiera due volte all'anno, sostanzialmente ho sempre e solo lavorato e trascorso la vita con mio marito guardando serie TV in anteprima e leggendo libri. Che cosa mi manca davvero? Forse l'IDEA di non poterlo fare se non smuovendo mari e monti, chiedendo un aiuto extra oltre a quello che già chiedo durante la settimana per, guarda un pò, lavorare. Il fatto è che la mia vita al di fuori del lavoro adesso è sostanzialmente la stessa di prima. Con la differenza che non ho più spazi morti, non ho più il silenzio, non ho più il privilegio di decidere se e quando fare qualcosa perché c'è una persona con dei bisogni che stabilisce la tabella di marcia al posto mio.

Potrei dire che mi manca viaggiare, lo staccare completamente da tutto e tutti. Ma nella realtà dei fatti, prima di Sofia, quanto spesso viaggiavo? Una settimana all'anno, esattamente come adesso. Anzi, ora anche di più, visto che qualche weekend ce lo imponiamo con la scusa che "Lo facciamo per la bambina". Certo, le vacanze non sono rilassanti, certo sul lettino non ci si sdraia mai per più di 30 secondi per volta, certo bisogna portarsi dietro la casa. Ma con una bambina di due anni ci si potrebbe aspettare qualcosa di diverso?



Quindi a conti fatti non rimpiango niente della mia vecchia vita, perché è una vita che ho cercato con tutte le mie forze di far diventare qualcosa di meglio. E ora lo è. Ho una vita piena di risate, di baci dati all'improvviso, di carezze spontanee, di coccole nel buio della notte, di un piccolo cuore che batte regolare sotto le mie mani. Adesso ho tutto quello per cui ho lottato strenuamente, ho mia figlia, che è la cosa più bella che ho in questo mondo. E' dura la vita con un bambino piccolo, è faticosa e ti lascia poco spazio per altro. Ma il fatto è che quel bambino è il centro della tua vita, è quello che dopo 10 minuti che dorme già ti manca, è quello che dopo che l'hai lasciato all'asilo e finalmente hai attorno il silenzio torneresti a riprenderlo per sentire ancora una volta quella risata lì che tu, sì proprio tu, hai contribuito a far nascere sulle sue labbra.
E' vero, se solo volessi potrei chiedere un ulteriore aiuto ai nonni, o pagare una baby sitter, o semplicemente lasciare mia figlia al suo papà e ogni tanto prendermi del tempo per me. Sto imparando a farlo, ogni tanto lo faccio per qualche ora. Ma il fatto è che quando Sofia non è fisicamente con me, c'è sempre il suo pensiero, quel "Chissà cosa direbbe se vedesse...?". Perché è una parte di me, la più bella e la più importante.

Quindi volevo ringraziare questi miei amici che mi hanno permesso di capire che sì, è vero, ci sono delle cose delle quali sentirei il bisogno e che mi rendono nervosa, stanca, affaticata, ma che ora non posso avere semplicemente perché l'età della mia bambina non me lo permette, ma so che quello che ho adesso compensa tutto il resto. Sofia crescerà e il tempo che adesso è solo per lei tornerà ad essere un pò più mio. Dovete solo cercare di comprendere un pò di più questi genitori. Troppo poco sonno, troppo poco sesso, troppa Peppa Pig :) 

E' fin troppo facile per chi non ha un figlio sentenziare che si è troppo attaccate ai propri figli, che bisognerebbe lasciarli andare e prendersi del tempo per sé stesse o per la coppia, dopotutto siete persone prima che mamme o papà. Avete mai provato voi a vivere senza cuore? Ecco, quando avete un figlio funziona in questo modo. E' il vostro cuore che cammina nel mondo. E, a me hanno insegnato, che senza cuore non si vive. Quindi sì, amici miei senza figli, invidio il vostro sonno ininterrotto, la vostra vita libera senza pianificazione costante con almeno una settimana di anticipo, il far l'amore in tutti i modi in tutti i luoghi in tutti i laghi. Ma finisce qui. La mia vita con mia figlia è tutto quello che avevo sempre sognato di vivere. Ora scusate, devo andare a cantare per la 34esima volta oggi "...la scimmia nuda ballaaaaaaaaaaaaaaaaaa...oooooooooooooohhhhhhh". Vedete, è tutta una questione di sonno mancato ;)

23 marzo 2017

L'IDEA VS LA REALTA'

Oggi voglio farvi ridere. Perché se in questo mondo non prendiamo le cose un pò più sul divertente, mi sa che finisce male. E cosa c'è di meglio, per ridere, che parlare di quegli esserini piccoli, amorevole, pestiferi che si chiamano BAMBINI?

Una delle cose in assoluto più frustranti per una mamma è quando sta vivendo una certa situazione coi suoi figli e si sente dire "Ma dai, non può essere così difficile!". Precisazione: una frase del genere non sarà mai pronunciata da un'altra mamma. Perché una mamma SA cosa significa davvero avere a che fare con un bambino. Chi non ha figli invece è convinta che le madri siano sempre esagerate, isteriche senza una ragione, frustrate senza un apparente motivo.
Ho deciso di riportarvi alcuni esempi, storie di vita vera, di vita vissuta, per farvi capire quanto l'idea di chi non ha figli si discosta in maniera assoluta dalla realtà che vive una famiglia con bambini piccoli.

CASO 1: IN MACCHINA
IDEA
La mamma, sorridente, apre la porta del garage. Il bambino si dirige immediatamente alla portiera posteriore dell'auto dove, allungando le braccia per farsi prendere, viene collocato nel seggiolino. Durante il viaggio il bambino guarda fuori dal finestrino mentre la mamma canticchia la sua playlist di canzoni. Talune volte il bambino si addormenta. In ogni caso non disturba. All'arrivo, scende sorridente dall'auto. La mamma, durante il tragitto, ha avuto modo di passarsi il lucidalabbra e darsi una pettinata.
REALTA'
La mamma, trascinandosi dietro bambino, peluches, borsa di 10 kg. piena di ogni genere di cose, arranca verso la porta del garage, dopo aver impiegato 15 minuti a scendere i 20 gradini che la separano da casa. Il nano, ad ogni gradino, si ferma, sgrana gli occhioni e "Cos'è questo, mamma?". La mamma, esasperata, risponde, per la ventesima volta "La cacca del cip cip amore, dopo mamma la pulisce", sapendo benissimo che non lo farà mai, attendendo fiduciosa la prima pioggia torrenziale che porterà via tutto con sé. Arrivati in garage, nuova sosta. Il nano si guarda in giro, in un nano-secondo (unita' di misura del tempo dei bambini sotto i 3 anni) individua il suo triciclo e decide che è il momento perfetto per volerci fare un giro. So che vi siete già trovate in questa situazione. Ovviamente siete in ritardo, tra meno di un'ora avete una riunione importantissima e avete dormito appena 4 ore, avete delle occhiaie che kungfupandalevati. Siete stanche, nervose come in piena sindrome premestruale. Chiamate il bambino. 1,2,5 volte. Nessuna risposta. Chiamate di nuovo, alzando la voce quel tanto che basta per farvi sentire fino in fondo alla via. "Dai amore che è tardi!" ripetete con voce minacciosa, scandendo per bene ogni parola, convinta di incutenere timore nel pargolo. Risposta: "No e no!" con tanto di pestata di piedi. La mamma, esasperata, alla fine lo prende di peso e lo scaraventa sul seggiolino dell'auto. Seguono 10 secondi di urla disumane senza nessuna lacrima, giusto per vedere l'effetto che fa. E sulla mamma l'effetto lo fanno eccome, sul suo sistema nervoso di sicuro. Appena si accende la macchina ecco che attaccano le richieste "Scimmia, mamma, OOOOMMMM" (Occidentali's Karma), "Bazzi, guarda guarda guarda" (Tutto molto interessante), "Pesci" (Vorrei ma non posto), "Pizza" (Che ne sanno i 2000). Per tutto il tragitto la mamma è sommersa dalle continue richieste del piccolo dj in erba seduto sul seggiolino posteriore, che non accetta un no come risposta, che trova assolutamente normale dire "Ancora" al 17esimo ascolto della stessa canzone, che ha la pretesa che la mamma si esibisca in un saggio di danza mentre è alla guida, che vuole acqua, pane, ciuccio, palla, bici (!!!!!!). Il tutto mentre si cerca di arrivare a destinazione senza incidenti. Tutto questo si verifica durante il tragitto casa-asilo. 3 km, 5 minuti. In cui la mamma ha, più o meno, queste sembianze:




CASO 2: VESTIRSI
IDEA
Bambino si fa mettere sul fasciatoio, attende pazientemente che la mamma prenda i vestiti. Si fa vestire senza protestare. In 3 minuti si è pronti per uscire.
REALTA'
Bambino corre nudo e urlante per casa rifiutando di vestirsi. Dopo 5 minuti di rincorse alla fine la mamma riesce ad acchiapparlo e lo porta sul fasciatoio. Il nano si dimena come una anguilla, rotolandosi sul fasciatoio, alzandosi in piedi e rischiando il suicidio lui e l'infarto la madre. Riportato in posizione seduta inizia la fase della vestizione. Calzini. Bambino "Questi no. Io voglio calzini blu". I calzini blu sono a lavare amore, dice la mamma. Uaaaaaaaaaaa. La mamma ravana nel cassetto con la speranza di trovare un paio di calzini scuri da spacciare come blu. Calzino nero lungo. Perfetto. "Guarda amore, mamma ha trovato i calzini blu" e afferra un piede del nano. "Noooooooooooooooo lunghi, uaaaaaaaaaaaaaaa". Il bambino è ancora nudo come un verme e la madre già esasperata come un toro durante la Corrida. Afferra i piedi del nano e gli mette i dannati lunghi (arrotolati in basso) calzini neri (quasi blu). Ok, procediamo. 10% è fatto. Ora il Body. Scene di wrestling per fargli infilare le braccia. Bambino che nel frattempo vuole cantare/leggere un libro/metterti dita nel naso/accarezzarti (scorticarti) i capelli. Ci siamo. Pantaloni e maglia, parte più ostica. La mamma scopre di avere a che fare con un Karl Lagerfeld in miniatura. Questo no, no piace, io jeans, io maglia rossa, no questa, maglia Masha & Orso, io pigiama (!!!!!!) uaaaaaaaaaa. In pratica prima di riuscire a trovare qualcosa da fargli indossare che non gli scateni crisi esistenziali, la mamma ha tirato fuori tutta la Collezione Primavera-Estate. E sono passati, se va bene, 20 minuti. 20 minuti della vita di una madre che non torneranno più. 20 minuti ogni giorno (sperando di doverlo vestire una sola volta al giorno) per, diciamo, 3 anni. Fate voi il conto che io non ho la forza. Comunque, il nano è vestito. Ma mancano le scarpe. Chi ha figlie femmine capisce che è a questa età che nascono le ossessioni. Scarpe rosa no, stivaletto no, queste no brutte. Nemmeno Carrie Bradshaw davanti alla sua collezione di scarpe è così indecisa come un bambino di 2 anni. Alla fine la mamma decide che ne ha abbastanza, prende un paio di scarpe a caso e le infila al nano che si getta a terra scalciando come se fosse in preda alle convulsioni. La questione sarebbe chiusa qui, se fossimo in estate. Ma quando siamo in inverno c'è il bonus. Che culo. Vi tocca il pacchetto completo. Giubbino, cappello, sciarpa, guanti. Per ogni cosa bisogna trattare, scendere a compromessi, nemmeno URSS-USA durante la Guerra Fredda. Alle fine ce l'avete fatta. Il bambino è pronto e, tanto per cambiare, siete in ritardo. Dove accidenti è finito adesso? Lo trovate in un angolino. Sguardo fisso, volto contratto per lo sforzo. Nonono, ti prego, non adesso. Poi lo sentite. Impossibile non riconoscerlo. "Mamma cacca io, tanta tanta, tutta tutta". Nooooooooooooooooooooooo.